Da fonte Gajum ai corni di Canzo passando per il rifugio terz’Alpe.
Ennesimo sabato di bel tempo, temperatura ideale, decidiamo di arrivare fino al rifugio SEV. Partiamo dal parcheggio del paese, salendo notiamo che le varie casette hanno delle sculture in legno che raffigurano le creature del bosco. C’è molta cura in queste sculture, ci danno l’idea di una tradizione che ha radici antiche e che si mantiene fino ad oggi.
Il primo tratto di strada è ampio e quasi pianeggiante, affianca il torrente Gajum, dopo poco il percorso sale lungo il sentiero geologico, abbastanza semplice ma scosceso in alcuni punti in cui occorre prestare attenzione. Fino al rifugio terz’Alpe il sentiero si svolge essenzialmente in ombra, da qui invece prosegue in salita esposto al sole fino al pianoro da cui si può prendere il sentiero per il SEV.
Arrivati al pianoro si apre la splendida vista sul lago e sulle cime. Alziamo lo sguardo sul Corno e ci accorgiamo che mancherebbe solo un pezzetto per godere di una vista migliore, decidiamo così di sfidare l’ultimo pezzo per la cima del Corno Occidentale, una prova di coraggio per noi che finora abbiamo camminato in sentieri tranquilli e poco esposti.
Dalla cima godiamo della pace e del silenzio, tra le poche nuvole fanno capolino il monte Cornizzolo e le Grigne. Consumiamo il nostro pasto, siamo soddisfatti di avere raccolto l’ennesima sfida e avere messo alla prova le nostre abilità fisiche. Pian piano ci sentiamo sempre più sicuri e percepiamo l’allenamento che, di settimana in settimana, ci fa prendere sempre maggiore resistenza.
Al ritorno la discesa è tranquilla eccetto per alcuni punti in cui occorre fare attenzione per i sassi lisci e poco adesi al terreno. Facciamo sosta all’Albergo Sorgente per un pezzo di pane e salame, il sapore del salato è una meraviglia dopo lo sforzo di oggi.
RIFLETTIAMO: abbigliamento e comodità. La nostra prima uscita è stata veramente improvvisata nell’abbigliamento. Camicia, maglioni troppo pesanti e pantaloni da neve ci hanno dato scomodità e fatto capire che in montagna la fatica può essere data anche dall’abbigliamento sbagliato. Inoltre, abbiamo imparato che non c’è bisogno di coprirsi troppo visto che camminando il corpo si scalda facilmente e tanto, per cui in tutte le tappe abbiamo raggiunto la vetta sempre in maniche corte nonostante le temperature vicino allo zero.
Abbiamo quindi definito come deve essere un buon equipaggiamento. Intanto occorre vestirsi con i famosi “strati”: una maglietta tecnica a maniche corte, un pile tecnico, un piumino leggero (che ci scaldi soprattutto quando ci fermiamo in cima) e un guscio antivento sono i 4 ingredienti magici. Meglio partire sentendo un po’ più di freddo (in genere senza il piumino) visto che dopo pochi passi la temperatura corporea inizia a salire. Le gambe saranno protette da un pantalone da trekking leggero ma con una imbottitura in pile fino alle ginocchia, calzettoni di cotone pesante e comode scarpe impermeabili. Nello zaino è di rigore un cambio (una o più magliette mezza manica e una manica lunga o un pile leggero), per sostituire le magliette sudate una volta in cima, sia avere calze nel caso di un inatteso bagno nel torrente :).







Nessun commento:
Posta un commento